Lunghe distanze, difficoltà a interagire con il paziente, solitudine e quotidianità. Alcuni aspetti su cui riflettere.

Con l’arrivo del COVID-19 abbiamo dovuto fare i conti con alcune difficoltà, a livello logistico e emotivo. In periodo di “pace” il sistema sanitario è organizzato in modo da classificare i vari ospedali presenti sul territorio, secondo un modello HUB and SPOKE. Rete IMA, rete Stroke e rete Trauma sono un esempio esplicativo del Sistema di Rete assistenziale nell’emergenza che la regione ha adottato per minimizzare la percentuale di mortalità a causa di determinate patologie tempo diependenti. Tale sistema prevede dei nodi  assistenziali che garantiscono il migliore trattamento a seconda della problematica e che sono gerarchicamente organizzati per intensità di cura in HUB e SPOKE. Sono le specialità, e loro attività oraria, presenti all’interno dell’Ospedale che ne determineranno il livello di intensità ed il ruolo nel nodo. Pertanto l’organizzazione gerarchica della prestazione sanitaria non è più decisa dalla sola denominazione per indicazione legislativa, ma sono le specialità presenti che indicano il livello di intensità. A seconda della patologia del Paziente, eventuali Traumi, età e bisogni dell’assistito, è necessario recarsi nel Pronto Soccorso dell’Ospedale adeguato e specializzato nella determinata patologia o problematica. I tempi di risposta e di intervento, seguendo la rete, sono brevi e precoci, soprattutto nei casi di pazienti politraumatizzati o con patologie tempo dipendenti (infarto, arresto cardiaco, ictus). Quindi, per similitudine, il sistema di rete è rappresentato dall’autostrada, dove i caselli sono i nodi della rete, quindi gli Ospedali. Essi sono gerarchicamente organizzati sulle specialità presenti al loro interno e le indicazioni nei caselli non sono altro che la tipologia di paziente che potrà o meno accedere al nodo della rete.

Il soccorritore e una nuova organizzazione

Con l’arrivo del nuovo Coronavirus è sorta una problematica a livello di disponibilità di posti letto. Vista la grande propagazione del virus, molti Ospedali sono stati obbligati a creare reparti dedicati, eliminando una parte di posti letto riservati ad altre aree. La scelta della destinazione ora non è più in mano alle C.O. o all’Operatore, ma alla casualità (la fortuna di trovare primo ospedale disponibile, con un’area dedicata al ricovero di pazienti positivi, e con un posto letto libero). Questa problematica non ha solamente diminuito la disponibilità di posti letto per il trattamento delle patologie tempo-dipendenti, ma ha anche aumentato la distanza da percorrere per raggiungere il primo Ospedale disponibile. Esistono casi di persone positive al virus che sono state trasferite dal Nord Italia al Sud Italia.

Non è affatto semplice spiegare a una persona che dovrà essere trasferita in un Ospedale fuori città o, peggio ancora, fuori Regione. Questa decisione influisce sul paziente a livello psicologico e non solo, poiché capisce di dover affrontare questa sfida da solo e senza il supporto dei famigliari/amici. Per far capire all’assistito l’importanza di questa decisione è necessario creare un feed-back e un rapporto basato sulla fiducia con il medesimo. Non sempre i corsi di formazione preparano i Soccorritori a gestire uno stato emotivo come questo.

Covid-19: Aspetti Psicologici

Per l’assistito è una grande sfida affrontare questa situazione. Le emozioni che affliggono il paziente sono paura, ansia, insicurezza e solitudine. Molte persone sono state isolate, rimanendo soli nei momenti più difficili. Alcune sono decedute sole e abbandonate a causa delle norme restrittive e al rischio di infezione. Sicuramente per tutti rimarrà il ricordo di questo momento e ci vorrà molto tempo per metabolizzare gli eventi accaduti, darvi un senso e accettarli. Ora la parola d’ordine è RESILIENZA, intesa come capacità di affrontare in maniera positiva eventi stressanti e traumatici come questo, sviluppando la capacità di riorganizzare la propria vita in maniera positiva senza alienare la propria identità. Tutto questo è necessario per evitare di soccombere, schiacciati da da paure e pensieri negativi.

Lo slogan #ANDRATUTTOBENE è un modo per sperare e per trovare la forza di ripartire, nel bene e nel male, ma bisogna crederci veramente: allora si che le cose miglioreranno e andrà tutto bene!

Gli operatori sanitari hanno una soglia di sopportazione e capacità di reazione agli eventi straordinari molto più alta della normale popolazione. Tuttavia, questa emergenza sta mettendo a dura prova la tenuta emotiva di coloro che lavorano a stretto contatto con pazienti COVID-19. Alcuni fattori hanno segnato la psiche degli infermieri, dei medici e degli OSS, come il rischio di contagio in prima persona, il doversi confrontare con una malattia nuova e sconosciuta, l’elevata mortalità, sofferenza per la perdita di pazienti e colleghi, i cambiamenti nelle pratiche e procedure di lavoro, necessità di fornire un maggiore supporto emotivo ai pazienti in isolamento, la fatica fisica legata all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale a causa dell’isolamento a cui sono sottoposte. Negli operatori, in questo momento di defervescenza della curva dei contagi, si possono riconoscere emozioni come paura, ansia, senso di colpa e rabbia, soprattutto legate al non conoscere in maniera approfondita la natura del virus e a non conoscere una terapia efficace per trattare l’infezione. La permanenza per lunghi periodi di questi eventi stressanti può portare a sviluppare, negli operatori sanitari, sintomatologie psicologiche più marcate quali depressione, disturbi d’ansia e il disturbo post traumatico da stress. Per questo motivo è importante tenere monitorato il proprio stato di salute psicologica e intraprendere azioni mirate al contenimento dello stress per prevenire la sindrome da bornout e il disturbo post traumatico da stress.

Non è ancora finita

Non è sparito del tutto il Coronavirus. Ora più che mai è necessario unirsi per evitare la ripartenza di nuovi focolai. Rispettando le norme igieniche e la distanza di sicurezza possiamo fare la differenza, arrestando la pandemia.

Se presenti sintomi simil-influenzali, febbre, tosse, perdita di gusto e olfatto contatta il tuo medico curante e resta a casa.

Rispetta la distanza di sicurezza e indossa la mascherina chirurgica in luoghi chiusi.

Non abbracciare o stringere la mano.

Non toccarti naso, occhi e bocca.

Insieme possiamo vincere

AVAP SESTOLA in prima linea a fianco degli Operatori Sanitari

I dipendenti e i volontari si sono prestati per supportare in ogni modo gli infermieri, i medici e gli OSS, seguendo i protocolli emanati dall’azienda sanitaria e acquistando i principali DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). Mai prima d’ora è stata richiesta una serietà e una professionalità tale per combattere una sfida cosi dura, contro un nemico invisibile e subdolo. La condivisione e la spiegazione minuziosa delle nuove metodologie di intervento sono avvenute mediante l’utilizzo di strumenti informatici adeguati, rendendo accessibile a tutti la formazione necessaria di base per poter svolgere servizio in sicurezza. Ciò ha limitato la propagazione del virus all’interno della pubblica associazione e ha facilitato il riconoscimento dei primi sintomi di infezione. Infine il grande lavoro di squadra e un rapporto basato sulla fiducia tra gli operatori, ha reso l’impatto psicologico superficiale per i volontari e i dipendenti.

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